La scrittura a 4 mani
Facciamo coppia da tanti anni e vivere questa avventura insieme ci fa sentire un po’ come all’inizio della nostra storia: pieni di energia e di aspettativa. E scrivendo a quattro mani, non solo le idee arrivano con più facilità, ma è anche più facile accorgersi degli errori.

E la cosa più interessante è che scrivere insieme ci offre ogni tanto il pretesto per prenderci degli spazi per noi due. Con la scusa che dobbiamo scrivere, ogni tanto riusciamo a fare qualche piccola fuga in montagna o in riva al mare oppure ci rifugiamo in pasticceria, con il computer aperto e una bella cioccolata calda davanti.

Insomma, scrivere a quattro mani è molto divertente! Sono molti i momenti in cui cominciamo a ridere per le situazioni umoristiche che ci piace inventare e inserire nei nostri libri. Ridiamo molto insieme e questo ci pare un buon segno, sotto tutti i punti di vista.

Ma non ci capita mai di litigare?
Certo che sì! Ci lanciamo in accese discussioni ‘letterarie’ o ci accapigliamo anche per un solo aggettivo! Ma alla fine troviamo sempre un punto di vista comune.

Questione di tecnica
La prima domanda che giornalisti, blogger e lettori ci fanno è sempre questa: com’è scrivere a quattro mani? Come fate a dividervi il lavoro? Nel libro, che cosa è di Isabella e cosa di Marco?

‘Tecnicamente’ queste sono le fasi del nostro lavoro:
Iniziamo con molte sedute di brainstorming, cioè parliamo a ruota libera, lasciando che le idee arrivino, e annotiamo tutto su un taccuino. In un momento successivo riprendiamo gli appunti, li rivediamo, li analizziamo e li discutiamo in modo approfondito. Costruiamo così una trama di massima della storia e la dividiamo in capitoli.

A questo punto ci dividiamo il lavoro: un po’ di capitoli li scrive Isabella, un po’ di capitoli Marco.
È la prima stesura, durante la quale però non lavoriamo solo individualmente: ci scambiamo i file, in modo che ciascuno possa arricchire il lavoro dell’altro. Ci scambiamo consigli, condividiamo dubbi e ci correggiamo il testo a vicenda.

Una volta terminata la prima stesura, inizia la revisione, o meglio le revisioni: almeno quattro!
Questo è il momento più lungo e difficile, in cui occorre rivedere il testo da tanti punti di vista: stile, lingua, ma anche snodi della trama, e punti di vista dei vari personaggi. Inoltre bisogna tener presente l’equilibrio generale del libro, tra avventura, comicità e parti più descrittive!
Insomma, alla fine è davvero difficile dire cosa è di Isabella e cosa di Marco, perché il libro è frutto di un lavoro ‘a strati’ fatto da entrambi! Come una torta in cui gli ingredienti sono ben mescolati tra loro, alla fine è impossibile capire cosa è stato scritto da uno e cosa dall’altro!

Perchè scriviamo per ragazzi?
Perché sono la parte migliore dell’umanità e perché sono grandi divoratori di storie. Hanno fame di belle storie, di avventura, di sogni. La loro fantasia, la loro curiosità, sono un grande stimolo per noi: i bambini sono lettori attenti ed esigenti e abbiamo grande rispetto per loro. Ce la mettiamo tutta per farli emozionare, ridere e sognare, e ci auguriamo di esserci riusciti. Inoltre crediamo che sia fondamentale provare a trasmettere ai ragazzi valori importanti, che li aiutino a crescere bene: il valore dell’amicizia, del rispetto per gli altri e per l’ambiente, della libertà individuale e collettiva, della politica come servizio… 
Curiosità
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Prima revisione… sotto l’acqua
Ecco Isabella, in costume ladino, impegnata nella prima revisione de il Fuoco Segreto di Altea. Quando il tempo è poco, ogni momento è buono per lavorare, anche un picnic in montagna può essere l’occasione buona per trovare il tempo e la concentrazione giusta!
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Pizza e brainstorming
Ecco un tipico momento di lavoro a quattro mani, davanti a una pizza fumante. In questo caso la pizza era già finita, i ragazzi erano andati fuori a sgranchirsi le gambe e noi eravamo immersi in una bella discussione sul secondo libro!
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La grotta delle ipogene
Siamo a Tintagel, in Cornovaglia, in vacanza con la famiglia.  Una grotta misteriosa, un promontorio immerso nella nebbia… ed ecco l’ispirazione per la grotta delle ipogene!