La bugia che salvò il mondo

9 settembre 2018

Siamo a Roma, nell’ottobre 1938. Amos e Cloe sono migliori amici da tutta la vita, anche se non potrebbero essere più diversi l’uno dall’altra: tanto è composto, bravo a scuola e sincero lui, tanto è disordinata, pigra e bugiarda lei. Amos è figlio di un professore ebreo, Cloe di un maestro fascista. Assieme giocano lungo le rive del Tevere, all’ombra dell’Isola Tiberina, dove l’ospedale Fatebenefratelli diventa nelle loro fantasticherie un Castello inespugnabile su cui regna un Re buono, l’eroe dei più deboli: il primario Giovanni Borromeo.

Ben presto però Amos e Cloe sono separati da nuovi e impensabili eventi che gettano un’ombra scura sul loro mondo: le leggi razziali, la guerra, la povertà, la fame, le bombe e la paura. E quando dall’alto arriva l’ordine di deportare gli ebrei, le loro strade tornano a incrociarsi proprio per merito di quel Re buono che a Roma tutti rispettano. Con un’astuta bugia, il dottor Borromeo riuscirà a mettere in salvo dai nazisti numerosi ebrei, restituendo anche ad Amos e Cloe la speranza.

La bugia che salvò il mondo di Nicoletta Bortolotti (Einaudi Ragazzi, 2018), è un romanzo dolce e toccante al tempo stesso. Scritto da una delle più brillanti autrici di narrativa per ragazzi del nostro Paese, vincitrice di alcuni fra i più prestigiosi premi letterari del settore (Premio Cento e Premio Gigante delle Langhe, fra gli altri), racconta una storia profonda e necessaria, di disuguaglianze e diritti negati.

Mescolando abilmente finzione narrativa a verità storica, Nicoletta Bortolotti dà splendidamente voce a una storia incredibile, in cui si narra la vicenda del dottor Giovanni Borromeo, primario del Fatebenefratelli a Roma, che nel 1943 salvò i pazienti ebrei ricoverati nell’ospedale raccontando ai nazisti di una malattia inesistente: il misterioso morbo di K.

Partendo dal 1938, anno della promulgazione delle leggi raziali (quelle stesse leggi che infransero e segnarono le vite di milioni di persone), Nicoletta Bortolotti ci prende per mano accompagnandoci nelle vite di Amos e Cloe: due facce di uno stesso specchio destinato a riflettere l’Italia del tempo. Due bambini di carta e inchiostro, ma che paiono veri, reali, e che diventano l’emblema di ciò che accadde ottant’anni fa proprio nel nostro Paese.

Una storia per non dimenticare ciò che è stato, e che proprio per questo, di questi tempi, vale come l’oro…

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